Background tecnico
Metrica per la produttività lavorativa
La metrica per la valutazione e il confronto della produttività lavorativa comprende le proporzioni, le misure procedurali e le misure di produzione.
Le proporzioni fanno riferimento alla suddivisione di tempo tra le attività agricole prese in considerazione. Vi sono lati negativi considerevoli in merito all’uso di proporzioni all’interno di una così vasta gamma di sistemi agricoli quali quelli presenti in Gran Bretagna. Poiché le proporzioni di tempo ammonteranno sempre al 100%, l'apparente efficienza all'interno di un'area di un sistema agricolo verrà sempre compensata da un’apparente inefficienza all'interno di un'altra area.
Le misure procedurali si riferiscono al movimento di risorse all’interno del sistema agricolo, come ad esempio le vacche all’interno della sala di mungitura, i suini all’interno delle sale di allevamento oppure il personale impiegato. Pertanto, a titolo esemplificativo, l’IFCN (2005) ha utilizzato il rapporto vacche/unità lavorative come misura procedurali e i risultati hanno evidenziato che il Regno Unito, con 47 vacche per unità lavorativa, si posiziona appena al di sotto degli Stati Uniti (49 vacche per unità lavorativa) e molto più lontano rispetto alla Nuova Zelanda (110 vacche per unità). L’efficienza all'interno delle numerose fasi di un sistema agricolo farà riferimento principalmente alle misure procedurali quali il tempo di mungitura per vacca o scrofa per unità lavorativa.
Le misure procedurali sono particolarmente utili poiché i confronti sono meno soggetti alle variazioni stagionali di produttività e sono relativamente semplici da comprendere. L’uso delle misure procedurali non rende ancora possibile il rapporto tra i costi e gli utili derivanti dagli investimenti nella manodopera e se utilizzate autonomamente possono deviare gli obiettivi dalla redditività.
Le misure di produzione si riferiscono ai movimenti di prodotto al di fuori del sistema agricolo e sono pertanto in grado di permettere contributi da valutare alla luce degli utili economici reali. In quanto tali, le misure di produzione forniscono i mezzi più precisi e accurati per la valutazione della produttività lavorativa. Vi sono tuttavia avvertenze significative da tenere in considerazione tra cui:
- Le produzioni dovrebbero riferirsi ai contributi, qualora essi siano utili. Le produzioni derivanti da determinate attività sono soggette a tempi di attesa significativi, cosicché, ad esempio, il tempo investito nella fertilità non avrà un impatto immediato sulla produzione lattiera o sui maialini allevati.
- Le produzioni possono variare in modo significativo nell’arco di un periodo di tempo, come accade nella stagionalità della produzione di latte all’interno degli allevamenti bovini primaverili.
- Possono essere necessarie molteplici produzioni per un singolo sistema agricolo. In un’azienda di produzione lattiera, ad esempio, vi sono produzioni di “latte venduto” ma possono esservi in aggiunta “vitelli venduti”.
- In un’azienda suina possono esservi “suini svezzati” ma in aggiunta potrebbero esservi “incrementi del peso vivo in kg di suini svezzati”.
- Le produzioni possono essere soggette ad eventi imprevisti, tali che la resa potrebbe subire una flessione a causa delle infezioni.
Sebbene questi fattori non inficino l’accuratezza delle misure di produzione, essi rafforzano il messaggio secondo il quale tutte le metriche agricole dovrebbero essere interpretate con debita prudenza e, laddove possibile, con adeguate competenze. Nell’ambito del programma Work-Metrics utilizziamo la formula “contesto prima del contenuto” per porre l’accento sul fatto che le cifre di per sé non sono sufficienti a fornire un quadro completo della situazione.
Le aziende di produzione lattiera e di allevamento suini si adeguano probabilmente meglio all’uso di misure di produzione rispetto agli altri sistemi agricoli, per via della regolarità con cui il prodotto lascia il sistema agricolo e il breve lasso di tempo morto tra i contributi di manodopera (nutrizione, mungitura, ecc) e le rese produttive (latte venduto o suini svezzati).
Manodopera familiare o “non retribuita”
L’uso della manodopera familiare adottato in molte realtà agricole dell’Unione Europea presenta particolari problemi in termini di monitoraggio della produttività lavorativa. Per tradizione i revisori contabili agricoli hanno attribuito il valore della manodopera familiare. In altre parole hanno tirato a indovinare sulla base di dati estremamente limitati e ciò è ben poco utile in termini di programmazione dell’attività agricola. La manodopera familiare dovrebbe essere considerata in due fasi: al momento della valutazione dei costi di manodopera e al momento della contestualizzazione di suddetti costi. Al momento della valutazione dei costi di manodopera è importante tenere in considerazione i seguenti aspetti:
- Quando si fa affidamento alla manodopera familiare è consigliabile inclederne i costi affinché le cifre dei “costi di produzione” possano essere calcolate e preventivate a fronte della peggiore delle ipotesi, quale ad esempio l’improvvisa assenza di un componente della famiglia.
- Le tariffe orarie dovrebbero essere stanziate per l’attività e non necessariamente per la persona, ossia chiedersi se ‘nel caso fosse possibile trovare una sostituzione per questa persona, quanto verrebbe a costare?’ piuttosto che ‘se questa persona trovasse un’occupazione all’esterno dell’azienda agricola, quanto guadagnerebbe?’
Al momento della contestualizzazione dei costi di manodopera, è consigliabile trattare la manodopera familiare con la dovuta attenzione e in particolare ci si dovrebbe chiedere se l’azienda agricola non sia eccessivamente dipendente da manodopera familiare o se l’azienda utilizza semplicemente manodopera disponibile gratuitamente. Nel primo caso tale dipendenza indicherebbe la necessità di rivolgersi alla produttività lavorativa. Nel secondo caso la programmazione dell’attività potrebbe prendere in considerazione gli scenari “cosa succederebbe se?” nel caso in cui la manodopera familiare non fosse più disponibile, ma con minore urgenza.
L’analisi Work-Metrics può mostrare i livelli di attività per ciascun individuo, retribuito e non retribuito, in modo da evidenziare dove determinati individui lottano per mantenere alti livelli o, a seconda dei casi, dove dedicano con piacere il tempo ad un lavoro ben fatto!
Manodopera stipendiata o salariata
La valutazione generale della manodopera richiede la comprensione di ciò che stimola il nostro personale ad un’esecuzione corretta del lavoro e ad elevati livelli di produttività. Spesso ciò non coincide con la semplice ricompensa della paga oraria, la quale potrebbe essere corrisposta a prescindere dalla produttività, ma rappresenta il “pacchetto occupazione generale” che naturalmente comprende tutte le ricompense economiche ma anche molte altre modalità in cui la manodopera viene valorizzata, tra cui il coinvolgimento nei processi decisionali, l’ascolto, lo sviluppo attraverso percorsi di formazione adeguati e il coinvolgimento nel team.
La corresponsione di uno stipendio anziché di un salario può contribuire alla riduzione delle ore dedicate all’attività e all’incremento dei rendimenti, come i rendimenti della manodopera costituiscono un vantaggio per i lavoratori e per la gestione. Contribuisce altresì a ridurre le variazioni stagionali di reddito registrate in molte aziende agricole. Le decisioni riguardanti la maggior appropriatezza di stipendi o salari dipenderanno dalla singole circostanze aziendali e da ciò che è noto circa le personalità e le influenze motivazionali dei lavoratori agricoli, ma dovranno sempre essere prese nel contesto del pacchetto occupazione generale che maggiormente motiva il personale dell’azienda.
Riduzione dei costi di contribuzione vs. massimizzazione degli utili sugli investimenti
Molto spesso la manodopera viene impiegata a “tempo pieno” e ciò rende impossibile qualsiasi altro impiego, in particolare laddove le aziende agricole sono meno accessibili o laddove i vincoli di tempo sono tali che vi sia una necessità intermittente di manodopera nel corso del giorno. In quel caso non è spesso possibile ridurre la manodopera totale all’interno di un’azienda.
Ciò non significa tuttavia che la produttività lavorativa non possa essere incrementata. Dedicare maggior tempo alle attività “produttive” e prestare maggior attenzione ai dettagli di tali attività può portare ad un incremento significativo della produttività. Queste attività possono comprendere, ad esempio, la garanzia che i livelli di fertilità siano mantenuti ad alto livello o un lavoro volto alla riduzione della mortalità e dell’invalidità nei capi di bestiame giovani.
In alternativa alcune aziende agricole potrebbero decidere di incrementare le dimensioni dell’allevamento come conseguenza dell’analisi dell’impiego della manodopera, in cui viene mostrato che un numero equivalente di personale, in una azienda agricola simile, può operare ad alti livelli di produttività. La scelta ultima spetta all’imprenditore agricolo ma la conoscenza e la comprensione per sostenere tale scelta è perfezionata dall’analisi produttiva di manodopera di Work-Metrics.
Riferimenti
Christoffers, K. & Hemme, T. (2005) Labour costs analysis for typical dairy farms. In Hemme, Deeken et al. (2005): IFCN Dairy Report 2005, International Farm Comparison Network, Global Farm GbR, Braunschweig.
Fowler, T. (2007) 2006 Pig cost of production in selected countries. BPEX, Milton Keynes, UK.
Perrot, C., Coulomb, C., You, G. & Chatellier, V. (2007) Labour productivity and income in North-European dairy farms. Institute de l’Elevage et INRA SAE2, Nantes.
Robertson, P. & Wilson, P. (2007) Farm Business Survey 2005/06. Dairy Farming in England. Rural Business Research Unit, University of Nottingham.